Preparando la manifestazione di Times square
Ieri sera sono stata invitata a una riunione preparativa della giornata del 15 maggio, anniversario dell’inizio del movimento spagnolo e dichiarata, dalla Spagna, giornata globale di mobilitazione. A New York hanno risposto all’appello organizzando un corteo che terminerà a Times square intorno alle 18 e con un flashmob.
Arrivo al 129 di Fulton street, sede della Coalition for the Homeless e trovo uno stanzone pieno zeppo di vestiti e di scatoloni di vestiti classificati per taglia, sesso, stagione. E’ qui che Occupy si ritrova per preparare gli striscioni e i manifesti. Ritrovo le solite facce note, persone che ormai, dopo due settimane che mi vedono costantemente intorno alle cose che fanno, mi salutano come se mi conoscessero da tempo. C’è Caroline, che avevo visto all’incontro di orientamento, con cui parlo di Tunisia e mi racconta che un gruppo di loro sta pianificando un viaggio in estate per andare a incontrare attivisti con cui stringere rapporti che al momento sono solo virtuali. C’è Yotam, che mi ha invitata a venire e che è una delle “teste” più interessanti di questo movimento. Ci sono Lopi, Michael, Diego e tanti altri di cui non ricordo il nome ma che incontro quasi ogni giorno da due settimane.
Stanno finendo di dipingere striscioni e cartelli che porteranno in corteo da Bryant Park a Times square, piegano volantini da distribuire, arrotolano striscioni ormai storici.
Quando ci sono tutti inizia un’assemblea, con le solite modalità: in cerchio (in questo caso seduti in terra), giro di presentazione, scelta di un facilitatore, creazione della lista di argomenti da discutere.
L’oggetto della discussione è facilmente immaginabile: la manifestazione del giorno successivo. Quello che mi sorprende è che non hanno ancora deciso nulla: sanno che si ritroveranno a Bryant Park alle 16, che sui volantini è scritto che alle 18 in Times square succederà qualcosa, ma non è ancora chiaro in tutti i dettagli cosa succederà, quando e come si gestiranno le persone a Times square in attesa che questa cosa succeda. Così, a meno di 24 ore dalla manifestazione discutono di cosa sarà la manifestazione e nessuno di loro ancora lo sa.
Il metodo di discussione che utilizzano, il linguaggio e il principio del consenso fanno sì che le idee nascano spontaneamente attraverso il confronto. Ognuno pone il proprio mattoncino, all’inizio in maniera apparentemente sconclusionata, ma col tempo e grazie al lavoro del facilitatore la discussione comincia a prendere forma, le proposte si delineano e vengono, in maniera del tutto naturale, accettate dal gruppo perché sono frutto del pensiero e del lavoro di ognuno. Vengono sollevate obiezioni, più allo scopo di porre sul tavolo un problema che si vede e che gli altri, dal loro punto di vista, non avevano visto che per bloccare la discussione. Ogni obiezione viene analizzata e dalla serie di interventi si riesce sempre, anche se a volte molto lentamente, a delineare la via di uscita. In questo modo si analizzano diversi scenari possibili di quello che sarà la manifestazione a Times square, prevedendo possibili problemi e immaginando le soluzioni.
Fanno un test nella stanza in cui ci troviamo: si sparpagliano in giro come fossero in piazza, all’ora convenuta uno inizia il countdown, tutti lo seguono, poi si siedono e leggono, tutti insieme, un testo che arriva dagli Indignados spagnoli. Predispongono al volo un cel.ly per comunicare tra organizzatori e coordinare i tempi e i modi del flashmob.
Ma ieri è successa un’altra cosa molto interessante. A un certo punto una ragazza che era stata molto coinvolta nei lavori di preparazione di questa giornata e, in particolare, aveva partecipato alla riunione precedente in cui erano stati decisi i percorsi dei tre cortei che da Bryant Park convergeranno su Times square, si alza e, quasi in lacrime, dichiara di non sentirsi rappresentata nel processo in corso e di volersi allontanare. Esce dalla stanza nel gelo generale e viene seguita da Lopi che cercherà di mediare. Quando torna spiega cos’è che l’ha turbata: alla riunione precedente era stato raggiunto il consenso su tre itinerari che, nella versione stampata sul volantino, sono stati cambiati per permettere ai manifestanti di passare davanti a JP Morgan, dato che la banca è in questi giorni su tutti i giornali per la perdita di due miliardi di dollari (e forse di più). Spiega che è delusa non perché quella fosse una decisione sua, ma perché era quella su cui si era ottenuto consenso e lei voleva “rispettare quello sui cui avevano raggiunto il consenso”. Rispettare il processo, ripete più volte. Andy, autore dei volantini, si scusa pubblicamente e spiega che il cambio di programma era dovuto alla visibilità acquisita da JP Morgan sui media e che non c’era stato il tempo di ridiscutere con tutti il cambio di itinerario, per cui alcune persone avevano deciso di procedere. A tutti è chiaro che il problema non sia tra i due, ma sia un problema di metodo, che la discussione vada quindi “estratta” dal dialogo a due e portata in assemblea e sono d’accordo che, passata la manifestazione, si riuniranno per analizzare cosa non ha funzionato e come migliorare.
Li lascio, dopo quasi tre ore di riunione, a decidere come gestire il flashmob di Times square, con la vivissima speranza che raggiungano un accordo entro le 18 del 15 maggio.
[qui alcuni appunti twittati e scritti su Coveritlive durante la riunione]
