Alcuni appunti su Occupy Chicago
Da quando sono qui e dico che per i giorni del vertice NATO sarò a Chicago gli interlocutori alzano gli occhi al cielo, scuotono la testa e con commiserazione mi danno le raccomandazioni più svariate: stai attenta, tieniti lontana dal casino, porta una maschera antigas (giuro: uno mi ha consigliato di portarmi una maschera antigas).
Qui a New York sto incontrando grosso modo tutti coloro che questo movimento lo hanno fatto nascere e crescere. Ho una lunghissima lista di appuntamenti nei prossimi giorni per continuare ad esplorare gli aspetti di Occupy che, secondo me, sono al momento più interessanti: la direct action, le azioni concrete messe in piedi per creare istituzioni alternative, fare quell’altro mondo che è possibile e non aspettare che qualcuno lo regali.
Spero di riuscire a incontrare tutti, perché alle 2 del mattino di giovedì salgo sul pullman di Occupy e vado a Chicago.
Assistere alle manifestazioni anti-NATO mi interessa davvero poco, le vere ragioni per cui parto si possono riassumere in due punti:
1. fare 20 ore di viaggio in pullman con gli occupier newyorkesi. Se penso alla quantità di storie che raccoglierò mi gira la testa.
2. incontrare a Chicago attivisti di altre zone degli Stati Uniti e parlare con più persone possibili per farmi raccontare com’è il movimento in altre città, grandi e piccole.
E insomma, sto cercando di convincermi che queste due ragioni valgono la fatica del viaggio e il perdere occasioni di incontro con la parte costruttiva di Occupy Wall Street.

La maschera antigas non è un’idea tanto malvagia; sopratutto per via del WC del pullman. Più seriamente, i “must” per il viaggio: acqua, carta igienica e digestivi (liquidi o solidi) per combattere (o coadiuvare) le soste/ristoro. In bocca al lupo!